Un pacchetto di camel con dentro sei sigarette e un accendino.
Due gomme.
Trentacinque centesimi.
Un cellulare.
Un bottone.
"Quando hai voglia di lasciare tutto e andartene lontano controlla quello che hai in tasca e poi fai la tua scelta."
Avevo poco più di sei anni quando il matto del paese in cui trascorrevo tutte le mie estati,mi diede questo consiglio.
A dire il vero non sono nemmeno sicuro stesse parlando con me; ricordo che me ne stavo seduto sul marciapiede davanti alla porta di casa,cercando di schiacciare pinoli con la gamba di una delle sedie su cui mia nonna e le sue ultracentenarie amiche,si sedevano a chiacchierare durante "l'ora fresca",quando lui mi passò davanti e pronunciò queste parole.
"Quando hai voglia di lasciare tutto e andartene lontano controlla quello che hai in tasca e poi fai la tua scelta."
Teneva lo sguardo puntato verso la fine della via,come sempre,e avanzava con passo talmente spedito che,a prima vista,un occhio ignorante avrebbe potuto pensare che avesse davvero un luogo da raggiungere.E invece no;Aghino,così lo chiamavano tutti,passava le giornate a camminare avanti e indietro per quella strada,che poi è tutto il paese,senza una meta nè un criterio, guardando avanti e con le mani infilate nelle tasche dei soliti,lisi, pantaloni senza orlo.
Non parlava mai e,quelle rare volte che lo faceva,nessuno riusciva a sentirlo tanto era basso il tono di voce che usava.
Era come se in quei rari episodi non fosse interessato a comunicare con nessun'altro all'infuori di se stesso;come se tutto il rimuginio che accompagnava le sue interminabili passeggiate raggiungesse improvvisamente un livello di enfasi riflessiva tale che la testa,non riuscendo più a trattenere i pensieri,li lasciasse scivolare sulla lingua.
Quel giorno,però,fu diverso: la sua voce era squillante e decisa,al punto che al sentirla alzai la testa di scatto e mi guardai intorno per vedere verso chi potesse essere indirizzata.
Ma la strada era deserta come solo una strada di paese alle due e mezza di pomeriggio, in piena estate, sa essere; c'ero solo io con i miei pinoli,il rumore della tv che veniva dal salotto di casa e che si mischiava con la voce di mia madre,un gatto,qualche macchina parcheggiata davanti ai gradini della chiesetta di S.Gorgonio e Aghino.
Quando decisi che aveva parlato con me lui era già arrivato alla fine della via e,girando, mi era passato nuovamente davanti.
Ero inspiegabilmente eccitato,come se fossi stato scelto per venire a conoscenza di un segreto che tutta l'umanità moriva dalla voglia di conoscere,e nella mia eccitazione si faceva strada una vena di profonda inquietudine per il fatto che non ero sicuro di aver compreso a pieno la confidenza che mi era stata fatta.
Forse era la spiegazione al fatto che,da quando avevo memoria,non mi era mai capitato di vederlo passare con le mani fuori dalle tasche dei pantaloni.
Magari le teneva sempre lì in attesa di qualcosa che gli permettesse di andarsene.Ma perchè lo aveva detto a me?
La sigla di chiusura del telegiornale.Qualche stoviglia che passa sotto l'acqua del lavandino.Una signora che chiama il figlio a tavola da dietro qualche finestra.Un motore che si accende in lontananza.Una risata ancora più lontana.Un'altra tv,sintonizzata su un'altro telegiornale.
All'improvviso il paese si era riempito di rumori che m'impedivano di pensare.
"Quando hai voglia di lasciare tutto e andartene lontano controlla quello che hai in tasca e poi fai la tua scelta."
Guardai il pinolo che la dialettica di Aghino aveva miracolosamente salvato dall'esecuzione,poi spostai lo sguardo verso la sedia che avevo lasciato cadere su un fianco proprio vicino a me e all'improvviso tutto mi apparve come una stupida perdita di tempo.
Giochi da bambini per uno che,ora,aveva pensieri da grandi.
Mi alzai dal marciapiede e mi diedi due sculacciate per togliere la polvere dai pantaloni,raccolsi il pinolo e,mentre stavo per rimetterlo in tasca arrivò l'illuminazione: "e se ce l'avesse avuta con me?se mi avesse voluto dare un consiglio?"
Non volevo andarmene ma infilai lo stesso le mani in tasca.
Un sacco di pinoli.
Un trasferello.
Una margherita.
Ai tempi quello mi sarebbe bastato per fuggire via ed essere felice.
Ora ho ventitrè anni e di andarmene ho voglia davvero,ma più infilo le mani in tasca più il numero di sigarette dentro al mio pacchetto di camel dimunisce.E allora penso che devo aspettare un altro po',e ogni volta che ci penso ho paura di arrivare alla conclusione che forse quello che mi voleva dire quel matto non era di tenere a mente le sue parole,ma che quello era il momento giusto.
- Listening to: La redécouverte - Yan Tiersen
- Reading: Abbaiare stanca - Daniel Pennac
- Drinking: Green Tea
Bella la tua gallery ed e' stato divertente trovare Primo nella tua serie Faces!
Ciao
S~
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...have a walk...
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punem tara la cale?
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Helmut Neustädter was my homeboy.
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punem tara la cale?
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saturninus, hidden dr.agon
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Helmut Neustädter was my homeboy.
great stuff !
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You can't believe everything you see , so baby close your eyes.
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Helmut Neustädter was my homeboy.
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You can't believe everything you see , so baby close your eyes.
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